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BREVI ELEMENTI DI RIFLESSIONE Gli stati “nazionali sovrani” hanno fatto scomparire le Alpi e i suoi abitanti dai libri di storia: esse sono state poste ai margini,  riconosciute soltanto come frontiere divisorie, sfruttate utilizzandole come riserva di legname e mano d’opera prima, e terreno di  svago per la città poi.  Per quanto ci riguarda più da vicino - ed in particolare con l’avvento dei Savoia, nel diciannovesimo secolo – le nostre  vicissitudini si sono legate a quelle della penisola italica ove la parte di questa, posta al di sopra degli Appennini, è stata individuata  solo come un’espressione geografica legandola genericamente, appunto, ad un numero cardinale: Nord Italia.  All'interno di questa espressione generica le Alpi sono state, e continuano ad essere, ritenute solamente dei “baluardi di difesa”,  ostacoli naturali senza alcuna importanza sociale e storica.  Tutto ciò è servito e serve ancora oggi per negare l’importanza di tutte quelle culture ed espressioni economiche che si sono  sviluppate nelle vallate Alpine.  Unica eccezione la Confederazione Elvetica che è riuscita a costruirsi, faticosamente e tra mille difficoltà, una propria identità e  una propria organizzazione statuale basata sul rispetto delle micro diversità esistenti sul proprio territorio (Patto del Grütli 1291).  Noi pensiamo che solo in una prospettiva di "storia ambientale" le Alpi ritroveranno il loro ruolo di protagonista in una  "riscoperta" delle molteplici civiltà europee, quale "eco-paesaggio" scaturito dall'incontro e dall'interazione tra tale ambiente  montano e differenti culture ed “etnie”.  Infatti - dall'età "proto-storica", in cui primi popoli migranti si fecero "montanari", all'età "contemporanea" in cui la cultura dei  "montanari" rischia l'estinzione - le Alpi hanno svolto un ruolo "cruciale" nella storia d'Europa.  Più volte il "popolo delle Alpi" è stato all'avanguardia nell'elaborazione di nuove "pratiche ambientali" e “associative” per tentare  l'avventura dell'adattamento ad un ambiente più che mai difficile e ostile.  Sulle Alpi si sono sviluppate delle comunità, complesse e delicate, che si sono sapute armonizzare e fondere con le caratteristiche  del territorio; hanno usato le montagne, pur tra mille difficoltà, per soddisfare quel sentimento di tranquillità e sicurezza che i primi  abitanti cercavano.  Attraverso i sacrifici e l’impegno i popoli alpini sono riusciti ad adattarsi al territorio elaborando tecniche di sopravvivenza e  sviluppo totalmente autonome.  I suoi abitanti, da sempre, sono andati oltre le montagne riuscendo a superarle nel concetto di barriera, trasformandole in  opportunità. Da passaggio strategico le hanno fatte diventare un luogo d'incontro, di dialogo e collaborazione fra comunità  linguistiche diverse che hanno saputo nei secoli dare vita a forme di società capaci di autogovernarsi e di aprirsi al mondo creando  una grande ricchezza culturale, sociale e linguistica con egualitarismo.  Ma oggi giorno le Alpi sono anche un luogo privilegiato e strategico da dove transita la modernità: segnate dalle più importanti vie  di comunicazione europee, esse rappresentano il passaggio obbligato per alcune tra le più significative economie dell'occidente.  Il fenomeno del loro abbandono, la totale mancanza di rispetto delle tradizioni, lo sfruttamento, spesso dissennato del territorio,  hanno causato conseguenze negative non solo sul piano ecologico ambientale ed economico, ma anche a livello culturale in quanto  sta, via via, portando alla perdita di “saperi” importanti per la gestione dello spazio alpino e alla scomparsa di memorie collettive ad  esso legate.  Le lingue locali ridotte a “dialetti”, da interessi pseudo culturali egemoni, stanno faticosamente riacquistando, a partire dagli anni  '90, una propria dignità; va rivalutata la letteratura “vernacolare”, non più minore ma espressione di comunità che vogliono  mantenere vive la propria cultura e le proprie tradizioni per non subire l’estinzione.  Per questo, nell’indicare la civiltà delle Alpi come un patrimonio da conoscere e da difendere, rivolgiamo un monito a tutto campo  in difesa della cultura di montagna.  La cultura alpina, intesa come insieme di valori ambientali e storico-culturali, di tradizioni, identità e costumi, di ‘buone pratiche’  gestionali, di capacità e tipicità produttive artigianali fatte di sacrifici ed inventiva.  Questa nostra terra è quella che l’hanno fatta diventare generazioni e generazioni di nostri antenati che ci hanno vissuto, che  l’hanno “lavorata” e che ci sono morti ritornando ad essere essi stessi terra. Terra e popolo sono una cosa sola.  Per avere un futuro si deve ricordare, per salvarlo, il passato. Il passato sono la nostra lingua, la nostra storia, i nostri valori. I nostri valori sono la nostra identità.
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